La Mignotteria

La mignotteria è,secondo Claudio Ciaravolo,lo psichiatra che ha inventato questo neologismo, l’insieme degli interventi(dall’atteggiamento alla moda fino alla chirurgia estetica )finalizzati ad aumentare l’erotizzazione della donna per destinarla ad un ruolo esclusivamente seduttivo. Il tipo di mignotteria psicologica è identificabile con un  comportamento femminile  sempre più  allusivo e sessualizzato in ogni situazione;sempre sopra le righe.

Tutto rimanda alla figura della mignotta.

La mignotta è ,notoriamente,una donna che utilizza nei rapporti sociali la seduzione, fino alla prostituzione.

La seduttività è sempre stata un’arma importante nelle mani (se così si può dire) di una donna. Non c’è niente di male ad utilizzarla. Anzi.Quello che succede però,oggi è particolare,al di là di ogni valutazione etica ma riflettendo solo dal punto di vista antropologico e sociologico,non passa inosservata  la preponderanza di  segnali sessuali presenti ad ogni livello.A discapito di altri aspetti più evoluti che dovrebbero essersi fatti strada prepotentemente nell’evoluzione dell’essere umano.Certamente nella preistoria era assolutamente decisiva la seduttività della donna: i segnali sessuali, di giovinezza e di bellezza  che provenivano da lei, non spingevano: costringevano il maschio – per una sorta di corto-circuito ormonale – a prendersi cura della donna con cui si era accoppiato, e della prole nata da questo rapporto fisico.

Regista di quest’operazione eminentemente biologica, la natura, desiderosa di assicurarsi la conservazione della specie.

Con lo sviluppo della società, l’attrazione sessuale di certo non passa, ma passa in secondo piano ( o meglio sarebbe dire avrebbe dovuto ).

L’uomo comincia a capire che fare figli è un affare. Più figli vuol dire più possibilità di successo nella caccia, e più terra da coltivare. E da difendere. La famiglia comincia perciò ad assumere un valore  sempre più grande. In questa nuova prospettiva, mettere su famiglia con una donna bella non solo non è utile, ma può essere addirittura controproducente: la  propria donna potrebbe essere oggetto di attenzioni da parte di qualcun altro.  E allora, addio struttura familiare. Molto meglio scegliersi una donna robusta e lavoratrice, capace di generare figli, di allevarli, e di organizzare il menage quotidiano.  La moralità e la religione, col vincolo del matrimonio,  vanno  nella direzione della salvaguardia della famiglia e del suo ruolo centrale all’interno della società.

I segnali sessuali vengono via via sempre più marginalizzati ma non dimenticati.La  donna bella e sexy continuava  a piacere, sia ben chiaro: ma il piacere il maschio lo perseguiva fuori casa. I panni sporchi si lavano in famiglia, le porcherie si fanno fuori.

La donna “facile”: la prostituta, o giù di lì, sapeva dove e come trovarla.

Chi ne aveva voglia, e poteva permetterselo, si faceva l’amante, magari mettendole su casa: senza però abbandonare la moglie, e la famiglia.

Queste donne – alcune di esse si riducevano al rango di mantenute per amore, ma molte lo facevano per pura convenienza – hanno sempre scatenato l’ira della società, che le ha viste come una minaccia per i sacri valori della famiglia (come se l’uomo che le frequentava non c’entrasse niente…)

Questa rabbia ha trovato da sempre libero sfogo in una miriade di epiteti (di appellativi) di cui queste donne sono state fatte oggetto: puttana, prostituta, battona, lucciola, mantenuta, ecc; e mignotta.

Solo molto recentemente,dopo la ribellione al ruolo femminile centrato sulla maternità, si è andato affermando un modello di donna che attraverso una serie di mignotterie cerca di controbilanciare l’effetto oscurante( durato secoli). La donna oggi,aiutata dai media e dalla globalizzazione, rischia però altri effetti indesiderati se si  adegua  sempre più alla mignottocrazia imperante.